Koya Suzuki

È un amico speciale con cui ho avuto la fortuna di condividere grandi successi commerciali.
Ci siamo conosciuti a fine 1985. Io ero direttore commerciale del distributore italiano di Pentel. Lui era direttore di produzione dello stabilimento parigino della stessa azienda.
Uomo di potere (i giapponesi dicono Shogun), sebbene fosse gerarchicamente al secondo posto in azienda, aveva poteri reali assoluti, condizionando machiavellicamente tutte le scelte e le decisioni dei suoi diretti superiori che si sono avvicendati nel tempo.
Grandissimo sognatore, dotato di un’ambizione smisurata quanto il suo senso degli obiettivi.
Abbiamo vissuto 15 anni di successi professionali, condividendo idee e progetti in accordo e armonia come in conflitto e in odio. Due passioni che hanno saputo prendersi, mollarsi e riprendersi per mantenere vivo il fuoco della soddisfazione reciproca.
Malgrado la rigidità della cultura giapponese e più nello specifico del mondo Pentel, grazie alla sua trasgressione e alla sua vocazione ad essere insubordinato realizzammo insieme la penna a sfera “Superb BK77”, un oggetto che già dal primo anno di vendita si posizionò al primo posto nell’ABC dei prodotti.
Ho esposto questa case history in ambito professionale almeno cento volte e mi fa piacere ora parlarna al web intero.
Era la primavera del 1987. Ricevemmo la visita nei nostri uffici di Milano del responsabile del reparto R&D (Ricerca e Sviluppo) di Pentel Tokyo, Isao Nakata, altro mio grande amico.
Era una visita di cortesia che rientrava in un programma europeo. Tra i vari obiettivi di Nakata c’era la raccolta delle impressioni dei distributori su una penna con un inchiostro gel, allora di nuova generazione. Quest’inchiostro era un ibrido tra inchiostro grasso (vedi Bic) e inchiostro liquido (devi inchiostro stilografico).
La penna, che si chiamava Hybrid, era caratterizzata da un design veramente innovativo. Era completamente trasparente, cappuccio compreso. La punta aveva un diametro da 0.5 mm, molto sottile e in combinazione con l’inchiostro gel dava una sensazione di scrittura dura e poco scorrevole. Il tratti rilasciato sulla carta era spesso, spezzato fa vuoti dell’inchiostro. Per concludere il costo che ci veniva offerto avrebbe portato la nuova penna ad un premium price (prezzo più alto) del 33% rispetto al concorrente di riferimento, la penna a sfera de luxe BPS prodotta dall’altra grande marca giapponese, Pilot.
Esposi le mie perplessità a Mr. Nakata e di fronte alla sua insistenza gli chiesi di inviarmi 200 pezzi dei quattro colori di inchiostro disponibile per realizzare un product test sul consumatore finale.
I risultati della ricerca confermarono le mie impressioni. Il fatto più sconvolgente fu il livello di accettazione del design (80%) e la propensione all’acquisto nel caso in cui il prodotto avesse avuto lo stesso prezzo di BPS Pilot.
Qui entra in campo Suzuki.
Sapevamo di avere tra le mani un potenziale successo che comunque la casa madre non era disposta a realizzare modificando le sue strategie di prodotto.
Bene, Suzuki si convinse molto presto che nel suo stabilimento europeo quel fatturato potenziale faceva gola e decise di produrre lì il nuovo prodotto.
La parte marketing mi fu totalmente affidata. Dopo sei mesi di lavoro intenso tutto era pronto.
Inizialmente le parti in plastica venivano iniettate esternamente allo stabilimento EuroPentel.
I refill arrivavano dalla svizzera. Il montaggio era totalmente manuale ed era affidato ad un task force di operaie extra-comunitarie reclutate appositamente.
L’Italia rappresentava per Suzuki l’area test.
Organizzai il lancio con la mia forza vendita a Parigi.
I rappresenti erano veramente galvanizzati. Ognuno di loro fu dotato di cinque dozzine della nuova penna personalizzate con nome e cognome da omaggiare ad ogni grossista della loro zona.
Già allo scadere del primo mese di vendita mettemmo la produzione in ginocchio.
Koya Suzuki non resto con le mani in mano. Nel giro di quattro mesi installò una macchina per la produzione lunga quindici metri, completamente automatizzata. L’offerta era però ancora ampiamente insufficiente: presto sarebbe così arrivata una seconda linea di produzione.
Finora nulla di strano e particolare! …Stiamo leggendo la cronaca di un ordinario successo commerciale.
Lo straordinario è che tutto quello che stava succedendo in Francia e in Italia era totalmente sconosciuto e nascosta alla Pentel di Tokyo.
Suzuki, conoscendo la sua gente, preferiva agire da carbonaro. Con l’aiuto di un imprenditore francese aveva ottenuto i finanziamenti necessari non facendoli figurare ufficialmente nei conti dell’azienda, che invece vedevano migliorare a vista d’occhio la situazione economica.
In quei mesi ci furono ben due visite degli auditors (controllers) giapponesi. Per ben due volte Suzuki fece smontare e nascondere gli impianti di produzione.
Fu scoperto da Pentel Tokyo solo qualche anno dopo, quando Superb diventò un successo mondiale.
Dopo 25 anni di lavoro onorato in Europa fu esiliato a Tokyo dove né moglie né figli vollero seguirlo.
Dopo 2 anni con grande dolore decise di dimettersi per tornare a vivere in Francia come libero professionista.
Lavorare con Koya Suzuki è stato un grande piacere e mi sento onorato di poterlo annoverare tra i grandi amici di creatività.